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1946, e l'Italia ripartì dalle statue
In occasione della pubblicazione di L'arte dalle rovine. A sessant'anni dalla mostra della scultura pisana del Trecento (Pisa, Museo di San Matteo, 1946-1947), a cura di Emilio Tolaini (Edizioni ETS, 2006), Castelnuovo introduce alcune delle più significative esposizioni inaugurate all’indomani della Seconda Guerra Mondiale per presentare le opere di musei, chiese e altri monumenti italiani salvate dai bombardamenti:- Capolavori della pittura europea (Roma, Palazzo Venezia, 1944), organizzata dalla Divisione Monuments, Fine Arts, and Archives, Regione IV, del Governo militare alleato;
- Cinque secoli di pittura veneta (Venezia, Procuratie Nuove, 1945), a c. Rodolfo Pallucchini;
- Mostra della pittura antica in Liguria dal Trecento al Cinquecento (Genova, Palazzo Reale, 28 giugno-31 agosto 1946), a c. di Antonio Morassi;
- Pitture in Brescia dal Duecento all’Ottocento (Brescia, Duomo Vecchio, 1946), a c. di Gaetano Panazza e Camillo Boselli;
- Mostra della scultura pisana del Trecento (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, luglio-novembre 1946);
- Italienische Kunst. Ambrosiana Mailand, Meisterwerke aus oberitalienischen Kirchen, Museen und Privatsammlungen (Lucerna, Kunstmuseum Luzern, 6 luglio-31 ottobre 1946);
- Trésors de l’art vénitien (Losanna, Musée cantonal des Beaux-Arts, 1° aprile-31 luglio 1947);
- Kunstschätze der Lombardei. 500 vor Christus-1800 nach Christus (Zurigo, Kunsthaus Zürich, novembre 1948-marzo 1949).
Una copia dei cataloghi Capolavori della pittura europea, Cinque secoli di pittura veneta e Mostra della pittura antica in Liguria sono presenti nel fondo librario dell’autore, conservato nella Biblioteca Storica dell’Ateneo “Arturo Graf”.
Richiamando in ultimo la Mostra della scultura pisana del Trecento del 1946, Castelnuovo si augura che una nuova esposizione possa raccoglierne l’eredità, come era stato per l’Exposition des primitifs français del 1904, ripresa a distanza di un secolo dalla mostra Primitifs Français. Découvertes et redécouvertes (Parigi, Musée du Louvre, 27 febbraio-17 maggio 2004; ne aveva già parlato su «Il Sole 24 Ore»: Bei primitivi d’Oltralpe). -
Davvero può crollare? Per favore, chiarezza
Castelnuovo interviene sulle condizioni della Torre di Pisa: nel 1989, dopo il crollo della Torre civica di Pavia, il comitato tecnico-scientifico nominato l’anno precedente dal ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini aveva raccomandato l’immediata chiusura del monumento a causa del pesante disassamento dell’asse, auspicando l’avvio tempestivo dei lavori di consolidamento delle fondazioni (la relazione preliminare del comitato era stata consegnata il 19 ottobre, generando grande scalpore: cfr. il Decreto del Ministero dei Lavori pubblici, 1° dicembre 1989). Il quotidiano dedica al dibattito un’intera pagina della sezione Cronache italiane, raccogliendo gli interventi di Liliana Madeo, Maurizia Tazartes e Vincenzo Tessandori.
L’articolo risulta firmato “Enrico Castronovo”: si tratta di un refuso, in quanto nel carteggio di Castelnuovo si conserva la risposta di Aldo Delbò, titolare dello studio d’architettura incaricato delle indagini preliminari sulla torre. -
Irripetibilmente sfiorati dall'aura
Castelnuovo interviene sul tema dell'aura e dell'unicità delle opere d'arte in relazione alla tendenza che definisce “smania espositiva”. Se la movimentazione delle opere è un innegabile fattore di rischio, che può provocare problematiche conservative irreversibili, la mancanza di nuovi apporti scientifici di larga parte delle mostre – la critica va soprattutto alle rassegne ideate al solo fine celebrativo – non può giustificare questo rischio. Nell’articolo si allude all’esposizione Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 24 febbraio 2011-12 giugno 2011), per la quale erano giunti a Valle Giulia capolavori dai principali musei italiani.
L'articolo è pubblicato nella sezione Segnali. Castelnuovo era già intervenuto su queste questioni in vari articoli degli anni Ottanta su «La Stampa». -
Un Buonarroti tascabile?
Recensione delle opere:
- Claudio Giunta, Come si diventa "Michelangelo". Il mercato dell'arte, la retorica, l'Italia, Roma, Donzelli, 2011;
- Tomaso Montanari, A cosa serve Michelangelo?, Torino, Einaudi , 2011.
I due saggi, pubblicati a breve distanza, commentano l’acquisto di un crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo da parte dello Stato italiano dall’antiquario torinese Giancarlo Gallino, per l’ammontare di 3.250.000 euro. Nel numero successivo de «L’Indice dei libri del mese» sono pubblicate le lettere degli autori, che ribattono alle critiche espresse nella recensione, e la risposta di Castelnuovo (6, giugno 2011, p. 2); a luglio, sul caso intervengono ancora Bruno Zanardi e Castelnuovo, che chiude la polemica (7-8, luglio-agosto 2011, p. 2). Nei contributi si fa riferimento al progetto della Città di Torino di acquisire nel 1999 un crocifisso attribuito a Jean de Boulogne: sulla vicenda Castelnuovo era intervenuto su «La Stampa».
Una copia delle opere di Giunta e di Montanari è presente nel fondo librario dell’autore, conservato dalla Biblioteca storica d’Ateneo “Arturo Graf”. -
Il rogo e la tutela
Editoriale sulla Cappella della Sindone, a seguito del rogo scoppiato l'11 aprile 1997: inserita nel contesto del Palazzo Reale di Torino, Castelnuovo e Michela di Macco denunciano le carenze organizzative di questo ente culturale e ne auspicano la completa riorganizzazione per valorizzare non solo l'edificio, ma soprattutto la sua funzione museale; è parte della pagina un contributo di Giuseppe Dardanello sulla cappella: Un capolavoro barocco. -
Assisi ha un cuore fragile
Castelnuovo interviene sulle vetrate della Basilica di San Francesco d’Assisi, in occasione della pubblicazione dello studio di Frank Martin, Le vetrate di San Francesco in Assisi. Nascita e sviluppo di un genere artistico in Italia (corredato dalle fotografie di Gerhard Ruf; Assisi, 1998). Sin dal titolo, l’articolo sottolinea la fragilità di queste opere, scampate alla distruzione del terremoto nel 1997 ma ancora in attesa di un intervento di restauro, ripercorrendo le tappe del cantiere assisiate e soffermandosi sul rapporto tra la pittura su vetro e gli affreschi e tra pittori e maestri vetrai.
Una copia dell’opera è presente nel fondo librario dell’autore, conservato dalla Biblioteca Storica d'Ateneo "Arturo Graf". -
I capolavori assediati nella Firenze dell'Elba che non trova pace
Mario Baudino intervista Enrico Castelnuovo in occasione dell’alluvione dell’Elba, focalizzando il dialogo sulle catastrofi che hanno colpito il patrimonio artistico di Dresda dal XVIII secolo sino a oggi. -
La cattedrale tascabile di Pisa
Castelnuovo presenta la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa, in occasione della pubblicazione della monografia di Mariagiulia Burresi (Santa Maria della Spina in Pisa, fotografie di Aurelio Amendola, 1990) e dell’esposizione fotografica dedicata al monumento (aperta per tutta l’estate presso la chiesa); volume e mostra sono patrocinati dalla Cassa di Risparmio.
L’articolo prende avvio dalle testimonianze di John Ruskin e Alessandro da Morrona, che dalla chiesa erano stati estasiati, soffermandosi poi sulle attuali problematiche conservative. Comparando le fotografie scattate in questa occasione con quelle della Mostra della scultura pisana del Trecento (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, luglio 1946-ottobre 1947), Castelnuovo segnala il progressivo degrado degli apparati scultorei e si interroga su come salvaguardare, in tutta la sua complessità, il monumento.
Una copia dell’opera recensita è presente nel fondo librario dell’autore, conservato dalla Biblioteca storica d'Ateneo “Arturo Graf”. -
Signor ministro magari dia le dimissioni
Pamphlet polemico sulla condizione del patrimonio culturale in Italia, scritto a seguito del furto di oltre duecento reperti dall’Antiquarium di Ercolano e del crollo di un’ala dell’ex-collegio dei Gesuiti di Noto nel febbraio 1990. Come già in precedenti articoli, Castelnuovo sottolinea l’insufficienza dei fondi statali destinati al Ministero dei Beni culturali e ambientali, che rende impossibile la manutenzione ordinaria e la corretta vigilanza sui monumenti e sulle opere d’arte. Con grande enfasi, la conclusione è rivolta direttamente al ministro, Ferdinando Facchiano, sollecitato a prendere una posizione netta sul ruolo del proprio dicastero e sulla tutela del patrimonio culturale nazionale. -
Muore il Pantheon del Medioevo
Castelnuovo denuncia il pessimo stato di conservazione degli affreschi e degli apparati scultorei del Camposanto di Pisa: per il loro restauro la Regione Toscana aveva da poco stanziato 400 milioni e una giornata di studi aveva fatto il punto sul prossimo intervento (Le pietre di Pisa. Incontro di studio sul camposanto. Problemi di riassetto museografico, Pisa, Museo dell'Opera del Duomo, 21 novembre 1987). L’articolo ripercorre le vicende del sito, ribadendo il suo valore incomparabile e presentando la stratificazione della sua decorazione, sino alla progressiva “museificazione” – con l’espulsione dei monumenti funebri ottocenteschi – alla fine del XIX secolo. Castelnuovo auspica che siano stanziati i fondi necessari per un progetto di tutela e valorizzazione complessivo, che permetta di salvare e conservare le opere in loco, così da non perdere ulteriormente lo "spessore storico di questo monumento unico" (si fa riferimento alla richiesta di un finanziamento al Fondo per gli Investimenti e l’Occupazione, respinta).
Nell’articolo è citata la mostra Camposanto monumentale di Pisa. Affreschi e sinopie, a c. di Mario Bucci e Licia Bertolini, tenutasi nel giugno 1960 al termine del restauro alle strutture architettoniche del Camposanto.
Nell’archivio di Castelnuovo si conserva il programma della giornata di studi, promossa da Regione Toscana, Comune di Pisa, Soprintendenza per i beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa, Scuola Normale Superiore e Università degli Studi di Pisa: si evince che, oltre a presiedere il comitato scientifico, ha aperto i lavori e moderato la sessione pomeridiana in cui è intervenuto (Per il Camposanto).









